Brufoli alieni attaccano la Terra! Distruzione!

Olivier era appena uscito dal bagno molto orgoglioso.

Quel mattino aveva infatti inaugurato un nuovo progetto artistico, che aveva chiamato “Kagare con Kavafis”. Consisteva nel leggere qualche poesia del poeta Kavafis ogniqualvolta avrebbe fatto la cacca. Certo la poesia non era mai stata la sua passione, ma si era trovato tra le mani quel libricino e lo aveva sfruttato al meglio.

Quel mattino gli era piaciuta una poesia su tre; un buon inizio.

Per festeggiare decise che per pranzo avrebbe cucinato uno sgombro di quelli reali, non in scatoletta, pur conscio della distanza della pescheria da casa. Prese chiavi, cellulare e portafoglio e fece per uscire, ma qualcosa non andava. Sentiva un fastidioso prurito alla fronte. Merda! La sua immagine, riflessa allo specchio, presentava un enorme brufolo proprio tra le sopracciglia. Che fare?! Grosso quanto una pallina da ping pong. Non sarebbe uscito. E se mi vede Célestine? Sarebbe uscito lo stesso, aveva voglia di sgombro.

Dapprincipio Olivier non guardava dove andava. Camminava spedito e a testa bassa; lo sguardo fisso sul cemento così che solo il cemento lo potesse vedere. Ma presto si rese conto che il suo metodo non serviva, perché per strada non c’era nessuno, che culo! Cinque minuti di cammino ed era arrivato in pescheria. Forse si erano tutti chiusi in casa disperati, forse non era l’unico a cui era venuto un enorme brufolo quella mattina. Non molto probabile, poco, anzi per nulla probabile. Ma qualsiasi scusa era buona per tranquillizzarsi un po’. Ma non era tranquillo perché era una scusa.

Entrato in pescheria si sentì subito meglio. SLAM. La porta che si chiudeva attirò lo sguardo del pescivendolo, che riassunse con grande efficacia         stupore, ribrezzo e divertimento        in una sola espressione, ma chissenefrega perché anche lui aveva un enorme brufolo, e sul mento. Grosso quanto una pallina da golf. Lo sapeva?

Il pescivendolo: “ragazzo, lei ha un enorme brufolo in fronte, è gigantesco!”

Non lo sapeva. Continuò (con tono pacato e compassionevole): “ma non preoccuparti forse non è così grave. Mia zia ne ha avuto uno una volta ma gliel’han tolto 🙂 “

O – Anche lei ne ha uno.

P – No, gliel’han tolto.

O – No, lei tu.

Il pescivendolo ci riflettè un attimo e rispose:

P – Io ho un enorme brufolo?

O – Sì.

P – No.

O – Sul mento.

P – No: ‘sta mattina mi son visto allo specchio e non ce l’avevo.

O – A me è venuto alle undici.

Corroso dai dubbi, cedette. Prese l’orata più lucente che aveva e vi si specchiò. AAARGH; il pescivendolo era scoppiato in lacrime! Olivier allora si servì da solo, avendo cura di scegliere lo sgombro più grande e più fresco di tutti.

Dopo pranzo Olivier era molto più sollevato. Non solo per il banchetto luculliano, ma anche perché nel frattempo si era diffusa la notizia di un epidemia di brufoli, che aveva colpito tutti indiscriminatamente. Pure quella supergnocca di Célestine era diventata orribile, con la faccia coperta da brufoli che spuntavano da brufoli più grandi e così via. Il telegiornale riportava casi di brufoli enormi, capaci di inglobare i proprietari, e su tutti i giornali campeggiava la foto di un brufolo grande due case, sulla cui sommità spuntavano le gambine di un essere umano. Ma per fortuna nel paese di Olivier stavano tutti abbastanza bene.

E poi c’era Bastien, un amico di Olivier a cui non era comparso neanche un brufolo.

Bastien sapeva di essere stato inspiegabilmente fortunato e perciò cercava in tutti i modi di non far pesare a nessuno la sua nuova posizione privilegiata, ma il severo meccanismo evolutivo che fa prediligere gli esemplari sani a quelli malati aveva fatto sì che la gran parte delle donne si innamorasse di lui. Con gran rabbia e invidia degli altri. Perciò Bastien usciva raramente di casa e Olivier volle andare da lui per accertarsi che stesse bene.

Suonò il campanello ma nessuno rispose. Neanche quando bussò alla porta. Entrò… e cosa vide?

Pus e cervella schizzati ovunque! Sangue, lembi di pelle e altro pus. Affiorato dal liquido giallastro galleggiava un cadavere senza testa. Bastien aveva cercato di schiacciare il brufolo.

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